“I ricordi giovanili” di Fra Lorenzo da Sardara
Vedono la luce nel centenario della sua nascita
“I ricordi giovanili” di Fra Lorenzo da
Sardara
di Tarcisio Mascia
Cagliari. È appena uscito, fresco di
stampa, il secondo quaderno dell’Archivio di Fra Lorenzo, contenente “I ricordi giovanili (1919-1947)”. Il
primo quaderno era uscito lo scorso anno e raccoglieva gli scritti relativi a “L’esperienza eremitica” dello stesso
Fra Lorenzo Pinna. L’ultima pubblicazione vede opportunamente la luce nell’anno
centenario della sua nascita e certamente gli amici del frate non mancheranno
di proporre altre iniziative per farlo conoscere.
Intanto,
per quelli che non l’hanno conosciuto, ricordo che Fra Lorenzo Pinna da Sardara
è stato un frate cappuccino, che trascorse gran parte della sua vita a
Cagliari, nel convento di Sant’Ignazio. Qui, oltre ad assistere i frati malati
nell’infermeria del convento, svolse un’intensa attività caritativa a favore
dei poveri, interrotta annualmente da lunghi periodi di preghiera contemplativa
sulle montagne vicine, in particolare sul Monte Arcuentu. Questa esperienza era
oggetto del primo quaderno apparso lo scorso anno.
Chi
volesse ripercorrere le singole tappe della sua vita può trovarle alle pagine
13-16 de “I ricordi giovanili”, tappe
ed eventi disposti in ordine cronologico. Fra Lorenzo fu personaggio notissimo
alla popolazione di Cagliari, della Sardegna e della penisola. Si interessarono
a lui anche i media regionali, in particolare in occasione del Natale, quando
il suo presepio attirava migliaia di persone da tutte le parti dell’Isola.
Negli ultimi anni Fra lorenzo dedicava tante ore della sua giornata all’ascolto
delle persone che ricorrevano a lui per confidargli le proprie pene, per
chiedergli consiglio e per raccomandarsi alle sue preghiere.
Il volumetto
de “I ricordi giovanili (1919-1947)”,
pp. 80, Cagliari 2019, è stato curato
da Fra Giovanni Atzori (già ministro provinciale dei Cappuccini negli anni
2013-2019) e da Loredana Rosso, e stampato presso la Tipografia Ghiani di
Monastir, preceduto da una prefazione di Don Corrado Melis, vescovo di Ozieri,
compaesano di fra Lorenzo, da lui felicemente definito “contemplativo del servizio”.
Il
Quaderno si articola in XVIII capitoli, che coprono l’arco temporale indicato
anche nel titolo di copertina. Essi abbracciano cioè gli anni trascorsi da Fra
Lorenzo nel Continente, prima del suo rientro in Sardegna. I testi sono
autobiografici, cioé è lo stesso Fra Lorenzo l’autore della narrazione.
Nell’introduzione
si legge: “Il testo del Quaderno, più che
un’opera a se stante, è un tessuto di testi e immagini che si è pensato di
mettere insieme a partire da alcuni documenti fondamentali presenti nei diversi
Fondi dell’Archivio”. Il primo di questi documenti è appunto questo dei
ricordi giovanili, scritto probabilmente intorno al 1985.
Il
secondo documento contiene le “Lettere ai
genitori”, scritte negli anni 1936-1975. Il terzo documento, non autografo,
contiene delle Cronache che lo
riguardano, presenti nell’archivio del convento di Fiuggi, dove Fra Lorenzo
risiedette negli anni 1937-1940.
L’arco
temporale cui fanno riferimento “I
ricordi giovanili” coincide con un periodo molto speciale per i frati
cappuccini della Sardegna: infatti i conventi e i frati dell’Isola
appartenevano tout court alla
Provincia Romana, alla quale erano stati incorporati nel 1930. Da questo anno
notiamo un flusso costante di frati dal Continente all’Isola e viceversa. Ciò
spiega anche perché Fra Lorenzo abbia soggiornato per la sua formazione alla
vita religosa nei conventi della Provincia Romana e abbia quindi incontrato
tanti religiosi non sardi. Nel quaderno se ne ricordano alcuni.
Qui
non è possibile dar conto di tutto il materiale presente nel volumetto
pubblicato: certo il quaderno è delizioso nella sua semplicità e concisione.
Interessante la pagina nella quale Fra Lorenzo racconta la sua conversione.
Siamo nel 1934. Una zia regala al ragazzo un’immaginetta con la preghiera della
Madonna di Pompei. “Sulle prime non ne
feci alcun conto – ricorda fra Lorenzo
– e la misi da una parte. A un certo punto, forse perché annoiato, la ripresi
tra le mani, l’osservai, ne recitai la preghiera. Cosa avvenne in me in quel
momento mi è impossibile descriverlo. Posso dire solo che tutto il mio essere
fu attraversato da un torrente di sentimenti nuovi. Credetti, mi pentii...
piansi le offese fatte a Dio... proposi fermamente... feci voto di farmi frate,
di quelli che stavano a Sanluri, se fosse stato possibile. Tutto questo in
pochi minuti. Appena possibile mi recai in chiesa, mi confessai, imparai subito
le più comuni preghiere, studiai a fondo il catechismo e intrapresi con grande
ardore la lettura della Bibbia che portai a termine in poco tempo. Sentivo
nell’anima un’immensa pace e una gioia traboccante che avrei voluto partecipare
a tutti. In un primo tempo nessuno se ne accorse e, non so perché, volevo che
nessuno se ne accorgesse, specialmente tra i familiari.”
Nelle
Cronache conventuali di Fiuggi, dove Fra Lorenzo era stato di famiglia dal 1937
al 1940, l’anonimo autore della cronaca scriveva: “Crediamo riscontrare nel religioso virtù non comuni, una completa e
sottomessa ubbidienza, una pietà profonda e pienamente sentita. Chi scrive ha
avuto aggio di seguire passo passo il religioso sin dal suo arrivo al noviziato
e, sia durante l’anno di prova come dopo la professione, nulla che fosse degno
di reprensione, è stato riscontrato nella sua condotta.”
Nel
1942 Fra Lorenzo fu trasferito a Roma, nel convento di Centocelle, per
dedicarsi al servizio dei frati malati. Per questo chiese e ottenne di poter
frequentare un corso di Infermieri religiosi della durata di due anni presso
l’Ospedale dei Fatebenefratelli all’Isola Tiberina. Nel 1944, superati
brillantemente gli esami, gli fu conferito il Diploma di Infermiere
Professionale.
Sembrava
che a questo punto dovesse avverarsi il suo sogno di diventare missionario,
come gli aveva promesso il Procuratore Generale. Ma così non fu.
Il 5
dicembre del 1946, terminata la guerra, venne costituito il Commissariato
generale della Sardegna. I frati sardi allora rientrarono nell’Isola. Fra
Lorenzo era combattuto tra due sentimenti: “l’amore
della mia terra, che mi pungeva con forte nostalgia da quando tutti erano
rientrati in Sardegna, e l’amore verso gli infermi ai quali mi ero tanto
affezionato.” Prevalse il primo, e così all’inizio di agosto del 1947 Fra
lorenzo rientrò in Sardegna.
E
qui finisce anche la narrazione di Fra Lorenzo.
Solo
un appunto conclusivo sulla redazione del volumetto: sarebbe stato opportuno,
pensiamo, corredare l’opera di qualche nota esplicativa, soprattutto a riguardo
dei frati incontrati da Fra Lorenzo, dei luoghi dove egli ha vissuto le vicende
narrate. E così sarebbe stato altrettanto opportuno corredare le foto delle
necessarie didascalie.
Una
lode comunque va data a quanti hanno messo mano all’Archivio e a quanti hanno
lavorato alla pubblicazione dei due quaderni.
Tarcisio Mascia
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